Risk Management: standard, obblighi e certificazioni per gestire il rischio
ISO 31000, ISO/IEC 27005, DORA e NIS2: un metodo solo, applicato a rischi diversi
Quasi tutti gli standard di gestione chiedono «un approccio basato sul rischio», e quasi nessuno spiega come si fa. Il risultato è che ogni norma sembra chiedere un esercizio diverso: la sicurezza delle informazioni, la continuità operativa, il rischio ICT del settore finanziario, il rischio di progetto. In realtà il metodo sotto è uno solo — identificare, analizzare, valutare, trattare, monitorare — e cambia il perimetro a cui si applica. In questa pagina trovi la mappa completa: quale riferimento serve a quale rischio, che cosa è obbligatorio e che cosa no, e da dove conviene partire.
✅ La distinzione da tenere a mente: la ISO 31000 è una linea guida, non uno standard certificabile per l'organizzazione: descrive principi, struttura e processo, e la certificazione riguarda le persone. Gli standard certificabili — ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni, ISO 22301 per la continuità — chiedono una gestione del rischio ma non ne prescrivono il metodo: è lì che la 31000 entra in gioco.
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Il processo di gestione del rischio, in cinque passi
Qualunque sia il perimetro, la sequenza non cambia. È questa la parte che si impara una volta sola e si riusa ovunque.
◆ 1. Stabilire il contesto
Che cosa stiamo proteggendo, entro quali confini, con quale propensione al rischio e secondo quali criteri di accettabilità.
◆ 2. Identificare
Che cosa può andare storto, dove e per causa di chi. È il passo in cui si sbaglia di più, perché si guarda solo a ciò che è già successo.
◆ 3. Analizzare e valutare
Quanto è probabile, quanto costerebbe, e se il livello risultante rientra o no nei criteri stabiliti al primo passo.
◆ 4. Trattare
Evitare, ridurre, trasferire o accettare. L'accettazione consapevole è una decisione legittima, purché sia scritta e presa da chi ne ha l'autorità.
◆ 5. Monitorare e riesaminare
Il rischio cambia da solo: cambiano fornitori, tecnologie e minacce. Un registro dei rischi non riesaminato è un documento, non un presidio.
◆ Trasversale: comunicare
Consultazione e comunicazione accompagnano tutte le fasi: chi decide deve sapere che cosa sta accettando.
💡 L'errore più comune: costruire il registro dei rischi come adempimento e non come strumento di decisione. Un registro utile ha un proprietario per ogni rischio, una data di riesame e una decisione tracciabile su ciascun trattamento; un registro inutile ha molte righe e nessuna firma.
Tabella di confronto: quale riferimento per quale rischio
| ISO 31000 | ISO/IEC 27005 | ISO 22301 | DORA e NIS2 | |
|---|---|---|---|---|
| Natura | Linea guida internazionale, non certificabile per l'organizzazione | Guida della famiglia ISO/IEC 27000 | Standard certificabile per l'organizzazione | Norme europee vincolanti |
| Perimetro del rischio | Qualunque tipo di rischio, non solo informatico | Sicurezza delle informazioni | Interruzione delle attività critiche | Rischio ICT nel settore finanziario (DORA); servizi essenziali e importanti (NIS2) |
| Che cosa dà | Principi, struttura organizzativa e processo: il metodo | Come applicare quel metodo agli asset informativi | I requisiti di un sistema di gestione della continuità | Gli obblighi: misure, notifiche, responsabilità degli organi direttivi |
| È obbligatorio? | No, volontario | No, volontario | No, ma spesso richiesto per contratto | Sì, se rientri nell'ambito |
| Approfondimento | ISO 31000 | ISO/IEC 27005 | Business continuity | La mappa cybersecurity |
ISO 31000: il metodo comune
ISO 31000 è la linea guida internazionale sulla gestione del rischio: principi, struttura organizzativa e processo, applicabili a qualunque tipo di rischio e non solo a quello informatico. La sua utilità pratica è proprio questa trasversalità: quasi tutti gli standard di gestione chiedono un approccio al rischio senza descriverlo nel dettaglio, e la 31000 fornisce il metodo che sta sotto a tutti.
La conseguenza operativa è che conviene impararla una volta e riusarla: chi la conosce affronta la valutazione del rischio richiesta dalla ISO/IEC 27001, quella richiesta dalla ISO 22301 e quella richiesta dall'articolo 21 della NIS2 con lo stesso impianto, cambiando solo l'oggetto e i criteri. La trattazione estesa è in ISO 31000.
📚 Dove si incrocia: ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni · ISO/IEC 27005 per il rischio sugli asset informativi · ISO 22301 per la continuità operativa · IT governance e COBIT per il presidio di vertice.
Quando la gestione del rischio è un obbligo di legge
Fino a pochi anni fa il risk management era una buona pratica. Oggi, per una parte crescente di organizzazioni, è un obbligo con sanzioni: le norme europee non chiedono un documento, chiedono misure adeguate e proporzionate al rischio, dimostrabili a un'autorità.
| Norma | Che cosa chiede sul rischio |
|---|---|
| NIS2 Direttiva (UE) 2022/2555 D.lgs. 138/2024 |
L'articolo 21 elenca le misure di gestione del rischio che i soggetti essenziali e importanti devono adottare, con la responsabilità esplicita degli organi direttivi. La sicurezza della catena di fornitura è parte dell'obbligo. |
| DORA Regolamento (UE) 2022/2554 dal 17 gennaio 2025 |
Impone alle entità finanziarie un quadro di gestione del rischio ICT, con test di resilienza e presidio dei fornitori critici. La formazione dedicata è nei corsi DORA. |
| GDPR Regolamento (UE) 2016/679 |
Chiede misure di sicurezza adeguate al rischio per i diritti e le libertà delle persone, senza elencarle: la valutazione del rischio è il modo con cui si dimostra l'adeguatezza. |
Da dove iniziare, a seconda di dove sei
| La tua situazione | Il primo passo sensato |
|---|---|
| Devo imparare il metodo, una volta per tutte | Parti da ISO 31000 e dal corso ISO 31000 Foundation, 14 ore: termini, principi, framework e fasi del processo. |
| Il mio tema è la sicurezza delle informazioni | La valutazione del rischio è il cuore della ISO/IEC 27001; la guida specifica è la ISO/IEC 27005, e i corsi sono i percorsi ISO 27001. |
| Rientro nell'ambito della NIS2 | L'obbligo concreto è l'articolo 21: leggilo prima di tutto, poi guarda i corsi NIS. Il quadro d'insieme è nella mappa cybersecurity. |
| Lavoro in banca, assicurazione o in un fornitore ICT del settore | Il riferimento è DORA: la formazione dedicata sono i corsi sulla resilienza operativa digitale. |
| Il rischio che temo è il fermo delle attività | Non è risk management generico ma continuità operativa: ISO 22301 e il corso ISO 22301 Foundation, 14 ore. |
| Devo verificare, non implementare | I percorsi da auditor sono ISO 22301 Lead Auditor (35 ore) e, sul fronte sicurezza, i livelli Auditor e Lead Auditor della 27001. La differenza fra i due ruoli è spiegata in Lead Auditor o Lead Implementer. |
| Il mio problema è il rischio di progetto | È un'altra disciplina, con i suoi strumenti: il metodo più diffuso è PRINCE2, e il quadro è nella guida a PRINCE2 7. |
Formazione e certificazioni
I corsi BITIL.COM su questi temi sono accreditati, con docenza in italiano o in inglese ed esame ufficiale incluso:
| Percorso | A chi serve |
|---|---|
| ISO 31000 Foundation 14 ore · esame 60 min |
Chi deve imparare il metodo di gestione del rischio e riusarlo su più perimetri. |
| ISO 27001 Foundation, Auditor e Lead Auditor | Chi costruisce, mantiene o verifica un sistema di gestione della sicurezza delle informazioni. |
| ISO 22301 Foundation e Lead Auditor 14 ore · esame 70 min — 35 ore · esame 180 min |
Chi si occupa di continuità operativa e di audit sul sistema di gestione. |
| NIS Foundation e NIS Officer | Chi deve capire gli obblighi della direttiva e chi è designato a presidiarli in azienda. |
| DORA Foundation | Entità finanziarie e loro fornitori ICT. |
| COBIT | Chi presidia la governance dell'IT e deve collegare il rischio agli obiettivi aziendali. |
Domande frequenti
Ci si può certificare ISO 31000?
L'organizzazione no: la ISO 31000 è una linea guida, non uno standard di requisiti, e non esiste una certificazione aziendale. Le persone sì: la certificazione attesta la conoscenza di principi, framework e processo di gestione del rischio.
Che differenza c'è fra ISO 31000 e ISO/IEC 27005?
ISO 31000 dà il metodo generale, applicabile a qualunque rischio. ISO/IEC 27005 lo cala sulla sicurezza delle informazioni: come identificare e trattare i rischi che riguardano gli asset informativi, in coerenza con il sistema di gestione della ISO/IEC 27001.
Se sono certificato ISO 27001 ho già fatto risk management?
In buona parte sì, ma sul perimetro della sicurezza delle informazioni. Restano fuori i rischi di altra natura — operativi, di progetto, di continuità, di fornitura — che vanno trattati con lo stesso metodo ma con un altro ambito e altri criteri.
La NIS2 mi obbliga a fare una valutazione del rischio?
Chi rientra nell'ambito deve adottare misure di gestione del rischio adeguate e proporzionate, elencate all'articolo 21, e deve poterle dimostrare. Il modo per farlo in forma verificabile è un processo strutturato di gestione del rischio, che è esattamente ciò che descrive la ISO 31000.
Risk management e business continuity sono la stessa cosa?
No. La gestione del rischio decide che cosa fare prima, perché l'evento non accada o faccia meno danno; la continuità operativa si occupa di che cosa succede dopo, quando l'attività si è comunque fermata. Sono complementari, e la ISO 22301 dà alla seconda un sistema di gestione certificabile.
Da quale corso conviene partire?
Se il tuo obiettivo è il metodo, ISO 31000 Foundation: 14 ore, e vale su tutti i perimetri. Se invece hai già un obiettivo preciso — la certificazione della sicurezza, la continuità, la conformità NIS2 o DORA — conviene partire dal percorso specifico, che il metodo lo contiene già.
Chi deve occuparsi del rischio in azienda?
Le norme europee più recenti hanno spostato la responsabilità verso l'alto: la NIS2 coinvolge esplicitamente gli organi direttivi. In pratica serve un proprietario per ciascun rischio, a livello operativo, e un livello di vertice che approvi i criteri di accettabilità e riesamini i rischi residui.
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⚠️ Nota sui riferimenti normativi
Questa pagina ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza legale. I riferimenti citati sono la Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) con il D.lgs. 138/2024 di recepimento, il Regolamento (UE) 2022/2554 (DORA), il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e le norme ISO 31000, ISO/IEC 27001, ISO/IEC 27005 e ISO 22301. Per l'applicazione al caso concreto fa sempre fede il testo ufficiale in vigore. BITIL.COM è un'organizzazione di formazione accreditata: verifica i nostri accreditamenti.
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