Il control plan Six Sigma: elementi, response plan e analisi costi-benefici
La sezione 5.3 del Body of Knowledge IASSC è l'ultima del programma, e produce il documento con cui un progetto Lean Six Sigma si chiude davvero: il control plan. È ciò che trasforma un miglioramento ottenuto in un miglioramento mantenuto, e il passaggio di consegne dal belt al process owner.
Analisi costi-benefici
Prima di scrivere il piano bisogna decidere quanto controllo vale la pena. Il controllo non è gratuito: ogni misura ha un costo di raccolta, ogni verifica occupa tempo, ogni allarme consuma attenzione. Un piano che misura tutto viene abbandonato nel giro di poche settimane.
Il criterio è il confronto fra il costo del controllo e il costo del guasto che previene: quanto costa il difetto se passa, con che frequenza si presenta, e quanto costa accorgersene. Per i punti a gravità alta il controllo si giustifica anche se costoso; per il resto conviene la misura più leggera che dia il segnale in tempo utile. È lo stesso ragionamento della FMEA, applicato alla scelta dei controlli invece che alla valutazione dei rischi.
Gli elementi del control plan
Il control plan è una tabella, una riga per ogni cosa che si tiene sotto controllo. Le colonne che non possono mancare:
- Passaggio del processo — dove si controlla, riferito alla mappa costruita nella fase Measure.
- Caratteristica — che cosa si controlla, e se si tratta di un input (X) o di un output (Y). Un buon piano è sbilanciato sulle X: controllare le cause anticipa, controllare gli effetti constata.
- Specifica o target — il valore atteso, con la tolleranza.
- Metodo di misura — come si rileva il dato, con quale strumento, con quale definizione operativa.
- Dimensione del campione e frequenza — quanto e ogni quanto.
- Metodo di controllo — carta di controllo, ispezione, poka-yoke, verifica automatica.
- Responsabile — un nome, non una funzione.
- Piano di reazione — che cosa si fa quando il valore esce dai limiti.
La colonna che manca quasi sempre è l'ultima. Un control plan senza piano di reazione è un elenco di misurazioni: qualcuno raccoglie i dati, nessuno sa che cosa farne, e nel giro di pochi mesi smette di raccoglierli.
Il response plan
Il piano di reazione descrive, per ogni controllo, la sequenza da seguire quando il segnale scatta. Tre cose in ordine: contenere — che cosa fare subito per limitare il danno, per esempio isolare il lotto o sospendere l'erogazione; correggere — chi interviene, entro quanto tempo, con quale autorità di decisione; escalare — a chi ci si rivolge se la correzione non funziona entro un tempo definito.
Va scritto prima che il problema si presenti. Un piano di reazione redatto a freddo, quando c'è tempo per ragionare, produce decisioni migliori di qualunque improvvisazione fatta durante l'emergenza.
Chiudere il progetto
La chiusura formale comprende quattro passaggi che vengono spesso saltati e che decidono la sorte del lavoro fatto. La consegna al process owner, con una firma: da quel momento il processo è suo, non del belt. L'aggiornamento della documentazione — procedure, istruzioni operative, FMEA — perché un miglioramento non documentato scompare al primo cambio di persona. La verifica dei benefici a distanza di tre-sei mesi, che è l'unica prova che il control plan funziona. E la replica: valutare se lo stesso intervento si applica ad altri processi simili, che è il modo in cui un programma Lean Six Sigma produce più valore della somma dei suoi progetti.
Nel syllabus IASSC
5.3 Control plan Six SigmaYellowGreenBlack
- 5.3.1 Analisi costi-benefici
- 5.3.2 Elementi del control plan
- 5.3.3 Elementi del response plan
Dove continuare
- Fase Control: le altre sotto-sezioni del programma
- Syllabus IASSC completo: 5 fasi, 21 sotto-sezioni, 92 argomenti
- Controlli Lean: 5S, kanban e poka-yoke
- Selezionare i progetti: la cattura dei benefici che chiude il ciclo
- Corsi e certificazioni Lean Six Sigma di BITIL
Domande frequenti
Quante righe deve avere un control plan?
Poche e giuste. Un piano con quaranta punti di controllo non viene applicato; uno con cinque punti scelti sulle caratteristiche critiche sopravvive. Il criterio di selezione sono le X che l'analisi ha dimostrato influenti, più le Y che il cliente percepisce.
Chi possiede il control plan dopo la chiusura del progetto?
Il process owner. È il punto del passaggio di consegne, e va formalizzato: senza un proprietario nominato il piano resta un allegato della presentazione finale del progetto e nessuno lo apre più.
Il control plan va aggiornato?
Sì, ogni volta che il processo cambia in modo rilevante — nuovo fornitore, nuovo strumento, procedura modificata — e comunque a una revisione periodica concordata. Un control plan che descrive un processo che non esiste più è peggio di nessun control plan, perché dà una falsa sicurezza.





